Come già ribadito l’emendamento targato Pd – o peggio ancora Ecodem – è un pastrocchio che niente ha a che fare con la tutela e la valorizzazione del delta del Po. Al contrario! La proposta sembra proprio andare nella direzione di lasciare tutto com’è, o peggio aumentare il caos e la malagestione inerenti l’amministrazione di uno dei patrimoni naturali più importanti del nostro Paese.
Per questo il Movimento 5 Stelle si unisce alla protesta delle 21 associazioni ambientaliste, che con una lettera aperta ai ministri Dario Franceschini e Gian Luca Galletti stanno chiedendo a gran voce l’istituzione di un reale Parco del Delta del Po nazionale e di un progetto concreto per la sua salvaguardia e rivalutazione.
Sono passati 26 anni da quando per la prima volta, nella Legge quadro nazionale sulle aree protette (legge n. 394/1991), si è prevista l’istituzione di una governance unica per il parco e ancora questo governo tergiversa e temporeggia presentando un emendamento rischioso e confuso che sa di presa in giro e che non farà altro che perpetuare ciò che già è in atto: nessuna tutela dell’ambiente, della biodiversità, nessun programma di miglioramento e riqualificazione. Niente di niente. A favore come al solito dell’interesse di pochi. Nel tipico stile Pd: il partito campione nella pesca nel torbido.
Ecco il testo integrale della lettera
“Conosciamo la Vostra vicinanza e il Vostro interesse alle annose vicende legate alla tutela unitaria dell’area del Delta del Po, rilanciata nel 2015 dalla classificazione quale riserva MAB- UNESCO, e sappiamo che gli uffici competenti dei vostri ministeri hanno seguito con attenzione le norme proposte nell’ambito dell’elaborazione del disegno di legge di riforma della legge quadro sulle aree protette (AS N. 119) e, in questi giorni, riguardanti l’emendamento presentato dal Gruppo PD al Senato al disegno di legge di Bilancio 2018 (AS N. 2960).
“Permetteteci di rilevare come in entrambi i casi i riferimenti formali alla legge n. 394/1991 siano nella sostanza del tutto impropri, perché le norme proposte creano di fatto un “parco di nuovo tipo” che: a) non ha alcuna vocazione precipua alla tutela della biodiversità; b) non classificabile né come vero parco naturale nazionale, né come parco interregionale e senza che sia garantita una governance unitaria; c) non assicura nemmeno una tutela efficace per le aree della Rete Natura 2000, visto che alcuni tra i siti più importanti vengono esplicitamente esclusi dall’area parco; d) avrebbe, oltretutto, una dipendenza economico-finanziaria e, quindi, funzionale da Regioni ed Enti locali (come richiesto nella modifica alla Legge di Bilancio 2018)”.
Un “parco”, quindi, senza una forma di gestione unitaria e una mission chiara, che non supera i limiti attuali dei due parchi regionali (veneto ed emiliano-romagnolo) esistenti, incapaci di garantire in questi decenni un’efficace tutela dell’ambiente e la meritata valorizzazione culturale. Un “parco” di cui né il Paese, né gli stessi enti locali e cittadini delle aree interessate e men che meno le sottoscritte associazioni ambientaliste riconosciute, hanno bisogno.
Non possiamo, quindi, che chiederVi, a 26 anni dalla previsione contenuta nella legge n. 394/1991 (legge quadro sulle aree protette) di procedere finalmente alla istituzione di un parco nazionale nel delta del più importante fiume italiano e nell’area umida più estesa del nostro Paese e di esprimere la Vostra contrarietà politico-istituzionale all’emendamento proposto al disegno di legge di Bilancio 2018, anche con gli atti formali conseguenti richiesti nella dialettica tra Governo e Parlamento, e dire no a qualsiasi altra iniziativa normativa che riproponga gli stessi contenuti delle due proposte richiamate”.


