Dino Budroni: tre anni di una morte non chiara

Il 30 luglio del 2011 Dino Budroni viene ucciso da un colpo di pistola esploso da un agente di polizia, dopo un lungo inseguimento sul raccordo anulare di Roma.

Il racconto di questa assurda morte comincia alcune ore prima. Le forze dell’ordine erano intervenute per una telefonata dell’ex fidanzata di Budroni. Dino da in escandescenze, danneggia il portone di casa della sua ex fidanzata. Polizia e carabinieri intervengono, inseguimento a grande velocità. Poi la Ford focus viene fermata e Budroni muore. Uno stalker, che scappa, la morte sembra essere giustificata per i media che si occupano del caso.

La famiglia Budroni però non ci sta e comincia la sua battaglia, per avere giustizia. Le prime ricostruzioni vengono messe in discussione. Se il colpo è stato sparato durante il folle inseguimento ad alta velocità, si parla di 200 km all’ora , la vettura avrebbe dovuto ribaltarsi e volare fuori carreggiata. Invece la macchina è stata fermata dalle pattuglie, accerchiata e fatta rallentare. Allora perché Budroni muore ucciso da un colpo di proiettile, quando è un uomo disarmato e bloccato nella sua vettura?

Le relazioni dei periti del tribunale evidenziano che la posizione del corpo di Budroni in auto è quella di un uomo che ha cercato di difendersi con le mani da un colpo che stava per essere sparato. La macchina si è adagiata al guardrail, quindi era riuscita la manovra dei carabinieri per bloccarlo. Perché allora un poliziotto spara? Questa domanda ritorna sempre, e non ha una spiegazione legittima.

Omicidio colposo aggravato dall’eccesso di uso delle armi era l’accusa contestata, con una richiesta di due anni e mezzo. Ma il giudice monocratico ha affermato che l’agente ha fatto uso legittimo delle armi. Assolto.

I reati vanno puniti, sempre. Per lo stalking, per la resistenza ad un pubblico ufficiale, il codice penale ha le sue pene. Per nessun reato in Italia è prevista la morte.

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