A CINQUE ANNI DAL SISMA I DATI SGONFIANO I TRIONFALISMI

Sono passati cinque anni da quel 29 maggio 2012 in cui il sisma ha colpito duramente i nostri territori, e pur ringraziando ancora vivamente tutti i cittadini e volontari che si sono impegnati in quei duri momenti, e tutti quelli che hanno tenuto duro in questi anni, sono enormemente sconfortato dai numeri della ricostruzione.

Purtroppo i dati della Regione (Aprile 2017) sono allarmanti, parlando di fondi stanziati, solo 2.642 milioni di euro a fronte dei 12 miliardi di danni sono stati liquidati, con circa 6.000 persone ancora fuori dalle loro case.

Sono 26.786 unità immobilari coinvolte, 12.342 abitazioni e 3.537 attività economiche, ci sono quindi ancora 10.907 unità immobiliari non completate + 1.104 prenotazioni. Sono più di 500 l e imprese emiliane in grande sofferenza anche per gli effetti della crisi, che non hanno visto ancora un euro di contributo (al netto delle pratiche rigettate e delle rinunce). L’ edilizia pubblica è quella che soffre di più, in esecuzione o completati sono 266 progetti su 831 presentati e su 531 approvati, ovvero 1/3 di quelli presentati ed il 50% di quelli approvati sono stati completati.

Insomma i numeri parlano chiaro, ma non dobbiamo soffermarci solo sui numeri. Sono due le inchieste pesanti che hanno colpito la mia regione: AEMILIA e Cubetto, sulle quali non dobbiamo mai far calare l’attenzione. Gli anticorpi non sono arrivati dalle amministrazioni, ma dalla magistratura, forze dell’ordine e cittadini attenti, senza dimenticare anche il processo META di San Felice sul Panaro che molto probabilmente non vedrà la luce.

Trovo invece intollerabili i trionfalismi di certi politici PD, che forse vivono su un altro pianeta, sui successi della ricostruzione. Ma a riportarli a terra ci stanno già pensando i tanti cittadini che vivono sulle terre stressate dal sisma e che non si fanno prendere per in giro.

Noi dobbiamo pensare che il non dimenticare non significa solo ricordare, ma anche capire gli errori e non ripeterli mai più, portando la solidarietà ed i consigli a chi vive oggi quello che abbiamo vissuto noi. Non dimenticare significa fare in modo che tutti capiscano che gli emiliani, benché brava gente che si tira su le maniche, deve ricevere semplicemente quello che gli spetta e non essere dimenticata. Perché nessuno deve essere lasciato indietro, a maggior ragione se ha subito un terremoto.

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